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Fondazione Luigi Einaudi

Più che il sistema elettorale, conta lo spessore degli eletti

Più che il sistema elettorale, conta lo spessore degli eletti
Più che il sistema elettorale, conta lo spessore degli eletti
Di tempo ne abbiamo buttato parecchio, smettiamola. Quello appena avviato è l’ultimo anno in cui la copertura della Banca centrale europea, sul fronte dei tassi d’interesse, sarà piena e sicura. Il tassametro del debito pubblico tornerà a correre più velocemente. Il tempo costa e qui si spreca. Ne è un esempio l’orgia trasformista in materia di legge elettorale, indotta non solo dalla scarsa preparazione e dalla confusione mentale di molti, ma dal credere siano i sistemi elettorali a stabilire chi governa. Chi vince. Nel presupposto che il maggioritario aumenti la forza di comando e il proporzionale la indebolisca. Il tutto nel vuoto totale circa il cosa s’intende fare, una volta vinto. Ci si concentra sul “chi” e neanche ci si occupa del “che”.

Il governo più stabile e forte d’Europa è quello tedesco, eletto con il sistema proporzionale. Non solo la sera delle elezioni non si sa chi governerà, ma l’ultima volta ci hanno messo un mese, prima di riuscirci. Una volta partiti, però, arrivano in fondo. Che un governo sia sostituito è possibile, ma difficile, grazie a poche parole nella Costituzione: per farne cadere uno devi averne un altro pronto. La sfiducia costruttiva.

Ma non solo, c’è la serietà dei protagonisti e del mondo politico: cambiare casacca sarebbe esporsi al pubblico disprezzo. Del resto, con il sistema proporzionale, dal 1948 al 1992, i parlamentari che cambiarono partito furono 11. Dal 1994 in poi, con supposti maggioritari, si contano a centinaia. Più che il sistema elettorale, conta lo spessore degli eletti e dei partiti che li candidano.

Da noi si litiga sulla diagnosi, ma poi tutti vogliono applicare la medesima cura: più spesa pubblica. La gara è a chi la fa e gestisce. Così si è accumulato un debito mostruoso, che incarna la voglia dei contemporanei di spendere i soldi dei contribuenti futuri. Si festeggia l’arrivo di capitale pubblico in quello delle banche, laddove dovrebbe significare tagli e scoperchiamenti. Si dovrebbe festeggiare il giorno in cui se ne diparte.

Si pretende che esistano dei truffati da rifondere, senza che si conoscano truffatori condannati. Si chiama “difesa del risparmio” anche il restituire 100 a operatori che hanno comprato a 50 (nel mercato secondario). Se ci fanno osservare che tale pratica è dissennata s’invoca la sovranità, dimenticandosi che anche quella si paga. E non a debito.

Ai tedeschi si rimprovera, giustamente, un surplus troppo alto, che drena risparmio dal resto d’Europa. Ma anche loro hanno elettori, anche i loro politici cercano voti, perché, allora, noi abbondiamo in bonus e loro si ostinano a non sostenere (di più) consumi e mercato interno? Perché i nostri cercano consenso elargendo, i loro governando.

Non esistono sistemi elettorali perfetti, ma coerenti con il sistema istituzionale. E devono essere stabili nel tempo.

Uno sparaballe trasformista non diventa un coerente statista a seconda di come lo eleggi. Un maggioritario che spinge ad alleanze fra diversi non genera più stabilità di un proporzionale che induce a coalizioni fra diversi. Prima di tutto viene la qualità e la serietà della classe dirigente, come anche di elettori che non si sentano paghi dell’aver mandato a stendere gli altri. Quelli son solo modi per perdere tempo e denaro. Cerchiamo di non restare i campioni della disciplina.

Davide Giacalone - www.fondazioneluigieinaudi.it
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